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Zanzare: un pericolo per la salute globale

Secondo i dati dell'organizzazione mondiale della sanità sono circa 212 milioni i casi di sola malaria stimati nel mondo nel 2015, il 70 per cento dei quali tra bambini di età inferiore ai 5 anni.

Oltre alla malaria le zanzare sono vettori di altre pericolose malattie con oltre 500 milioni di casi annui.

Per combattere questo problema, ai presidi già esistenti si affianca ora la tecnologia rivoluzionaria Triled, adatta ad ogni tipo di ambiente: la luce gialla oltre a creare un ambiente luminoso ed accogliente è un'efficace repellente: testata in laboratorio, unica ed incredibilmente utile nei confronti dei fastidiosi e pericolosi insetti. 

MALARIA

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sono circa 212 milioni i casi di malaria stimati nel mondo nel 2015 e circa 429 mila i decessi, il 70% dei quali tra bambini di età inferiore ai 5 anni (di cui 292 mila nella Regione Africana). La maggior parte dei casi sono stati registrati nella Regione africana (90%), seguita dal Sud-Est asiatico (7%) e dalla Regione del Mediterraneo orientale (2%).

I dati indicano che, sia globalmente che nella Regione Africana, tra il 2010 e il 2015 sono diminuiti i tassi di incidenza (in entrambi i casi -21%) e di mortalità (rispettivamente -29% e -31%). Un netto miglioramento sui dati di mortalità è stato registrato nella Regione del Pacifico Occidentale (-46%), nella Regione delle Americhe (-37%) e nella Regione del Mediterraneo orientale (-6%). Per quanto riguarda la Regione europea, nel 2015 non sono stati registrati casi di malaria autoctoni (l’ultimo caso è stato registrato in Tajikistan a luglio 2014).

Tra il 2010 e il 2015 anche il tasso di mortalità della malaria tra i bambini sotto i 5 anni di età è globalmente diminuito, si stima di circa il 35%. Tuttavia c’è da rilevare che in questa fascia di età la malaria rimane una delle malattie maggiormente pericolose, ancora ad oggi è causa del decesso di un bambino ogni due minuti.

Gli agenti patogeni e i loro vettori

I protozoi agenti eziologici della malaria umana sono 4, tutti appartenenti al genere PlasmodimPlasmodium falciparum, agente della cosiddetta terzana maligna, la forma più grave che può portare al decesso, P. vivax e P. ovale, agenti di due forme di tersi a benigna, e P. malariae, agente della quartana. Un quinto plasmodio, P. knowlesy, che ha come serbatoi alcuni primati, può più raramente causare anche una forma di quartana benigna anche nell’uomo.

La malaria si contrae in seguito alla puntura della femmina di una delle circa 60 specie diverse di zanzare appartenenti al solo genere Anopheles. Tra le specie più importanti troviamo An. gambiae (principale vettore in Africa) e An. stephensi (principale vettore in Asia) dopo che questa si è a sua volta infettata suggendo il sangue da un soggetto malarico. Prima che l’Anofele diventi infettante, il plasmodio deve compiere un ciclo di sviluppo all’interno della zanzara stessa, che può durare da qualche giorno a qualche settimana, a seconda della specie plasmodiale e soprattutto della temperatura ambiente.

All’interno dell’ospite umano, il parassita (endocellulare) si modifica passando attraverso diversi stadi di sviluppo e riuscendo a eludere le difese del sistema immunitario, localizzandosi prima nel fegato, dove invade gli epatociti e si amplifica per schizogonia, quindi invadendo i globuli rossi, dove si riproduce nuovamente per schizogonia, dando luogo a nuove generazioni di parassiti ogni 3 (terzana) o 4 (quartana) giorni. Dopo alcuni cicli di sviluppo, il Plasmodio produce le forme sessuate (gametociti), il Plasmodio è nuovamente pronto a infettare una nuova zanzara.

La Febbre Chikungunya, la Dengue ed il Zika virus sono malattie acute virali trasmesse da zanzare, appartenenti al genere Aedes, in particolare dalle specie Aedes aegypti e Aedes albopictus (zanzara tigre). In corso di epidemie, l’unico ospite del virus è l’uomo.

DENGUE

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la dengue causa circa 50 milioni di casi ogni anno in tutto il mondo, la maggior parte dei quali si verificano nei continenti del sud del mondo, in particolare nelle zone tropicali e subtropicali. Negli Stati Uniti, i Cdc registrano ogni anno circa 100-200 casi di dengue di importazione da persone che hanno viaggiato all’estero in zone dove la zanzara vettore del virus è molto diffusa. Sempre secondo i Cdc, tra il 1977 e il 1994, sono stati importati negli Stati Uniti quasi 2300 casi di malattia. La cifra è comunque probabilmente sottostimata, perché in molti casi la malattia non viene identificata dai medici curanti.

La prevalenza della malattia, secondo l’Oms, è drammaticamente aumentata negli ultimi anni e la dengue è oggi endemica in più di 100 Paesi delle zone del sud del mondo. Prima del 1970, solo nove Paesi avevano registrato casi di dengue e di dengue emorragica. Oggi l’Oms stima che i due quinti della popolazione mondiale sia a rischio di dengue. Nel 2001 ci sono stati più di 600mila casi registrati solo nel continente americano, di cui oltre 15mila erano casi di dengue emorragica. Un numero che è doppio rispetto ai casi registrati, nella stessa area, nel 1995. Inoltre, negli ultimi anni, la dengue sta manifestandosi sempre più con epidemie violente, come quella del Brasile del 2001, dove più di 390mila persone si ammalarono, di cui 670 di dengue emorragica.

I paesi più colpiti

Negli ultimi decenni, la dengue si è imposta come emergenza di sanità pubblica soprattutto in America centrale e meridionale. Dal 2003, 24 Paesi di questa regione hanno riportato casi confermati di febbre emorragica dengue.

Al giugno 2007, il Brasile ha riportato più di 245 mila casi di febbre dengue, contro i 300 mila registrati complessivamente nel 2006 e i circa 800 mila del 2002, mentre il Paraguay ha riportato più di 25 mila casi nel 2007, di cui 52 di febbre emorragica dengue e 13 morti.

Inoltre, la febbre dengue è ampiamente diffusa nel Sudest asiatico: ogni anno, infatti, ben 8 degli 11 Paesi di questa regione riportano all’Oms casi di malattia. Secondo l’Oms, nel 2005 sono stati riportati 179.312 casi nella regione, più della metà dei quali in Indonesia. La regione presenta in media più di 100 mila casi ogni anno fin dal 1985, per quanto la febbre dengue sia universalmente considerata una malattia sotto-notificata.

Dopo un’assenza di decenni, il virus è ricomparso in Asia negli anni ’80, con epidemie di dengue emorragica in Sri Lanka, India, Maldive, Cina e Taiwan. La prima epidemia registrata in Cina è del 1985 e in Pakistan nel 1994. A Singapore, dopo una efficace prevenzione per oltre 20 anni, la dengue è tornata con epidemie emorragiche dal 1990 al 1994. In altre zone dell’Asia, dove è endemica, le epidemie degli ultimi anni sono state progressivamente più gravi. Anche in Africa, nonostante la sorveglianza sia scarsa, si sono registrati casi sempre più numerosi dagli anni ’80, soprattutto nelle zone orientali, come in Kenya (epidemia nel 1982), in Mozambico (nel 1985), a Gibuti (1991-92) e in Somalia (1982 e 1993).

È nel continente americano che la dengue si sta profilando come un problema di salute pubblica importante. La presenza della zanzara Aedes aegypti, vettore della malattia, era stata ridotta drasticamente da un programma di controllo dell’organizzazione panamericana dell’Oms, negli anni ’50 e ’60, che puntava all’eliminazione della febbre gialla, il cui virus è trasmesso dalla stessa zanzara. Il programma è stato interrotto negli anni ’70 negli Stati Uniti, e progressivamente nelle altre zone americane, con il risultato che la zanzara è ricomparsa e ha ricominciato a popolare anche zone dove precedentemente non era presente, come dimostrano i dati epidemiologici dell’Oms. Inoltre, negli anni ’70, era presente in America solo il virus den-2, mentre oggi si trovano tutte le quattro varianti. Oggi, secondo l’Oms, la dengue è endemica in gran parte del territorio centro- e sudamericano, e minaccia anche molte zone del sud degli Stati Uniti.

CHIKUNGUNYA

La chikungunya è una malattia virale, caratterizzata da febbre e forti dolori, che viene trasmessa all’uomo da zanzare infette. La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un’epidemia in Indonesia, attribuibile forse allo stesso agente virale.

Dopo un periodo di incubazione di 2-12 giorni si manifestano improvvisamente febbre e dolori alle articolazioni tali da limitare i movimenti dei pazienti (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che curva” o “contorce”), che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Altri sintomi includono dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso debilitante, generalmente dura alcuni giorni ma può anche prolungarsi per alcune settimane. Inoltre, il virus della chikungunya può causare malattie acute, subacute o croniche.

Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente tuttavia, in alcuni casi il dolore alle articolazioni può persistere per mesi o anche anni. Spesso i sintomi delle persone infette sono lievi e l’infezione può non essere riconosciuta o male-interpretata, soprattutto nelle aree in cui è presente la dengue. Occasionalmente sono state segnalate complicanze oculari, neurologiche, cardiache e gastrointestinali. Raramente si verificano complicanze gravi, tuttavia negli anziani la malattia può essere una concausa di morte.

Vettori e agenti responsabili

Identificata in oltre 60 Paesi di Asia, Africa, Europa e delle Americhe, la chikungunya si trasmette da persona a persona attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Aedes, come Aedes aegypti ed Aedes albopictus (la zanzara tigre). Il virus responsabile appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus.

Trattamento

Non esistono trattamenti antivirali specifici e le cure si focalizzano primariamente nell’alleviare i sintomi. Al momento non è in commercio un vaccino contro la chikungunya.

ZIKA

Il virus Zika è stato isolato per la prima volta in Uganda nel 1947 (da ricercatori della fondazione Rockfeller che stavano studiando la febbre gialla) dalle scimmie della foresta Zika, vicino al lago Victoria. Il primo caso di infezione nell’uomo risale al 1968 in Nigeria e dal 1968 al 2007 si sono registrati casi di infezione umana solamente nell’Africa centrale e nel Sud Est asiatico. La prima epidemia si è verificata nel 2007 sull’isola di Yap (Micronesia), dove sono stati segnalati 185 casi sospetti.

A partire dal 2013, sono stato registrati focolai nelle isole del Pacifico (Polinesia francese – dove si è registrato il focolaio più esteso, Nuova Caledonia e Isole Cook). In occasione dei focolai epidemici del 2013 sono giunte le prime segnalazioni di complicanze neurologiche potenzialmente associate all’infezione e nel corso della diffusione in Brasile è stato osservato, a partire dal mese di ottobre, un aumento dei casi di microcefalia nelle aree endemiche.

Il comitato di emergenza del Regolamento Sanitario Internazionale (International Health Regulations, IHR 2005) dell’Oms, il 1 febbraio 2016, ha dichiarato che l'incremento della diffusione del virus Zika e potenzialmente associato ai casi di microcefalia e altri disordini neurologici riportati dal Brasile (e nella Regione delle Americhe) costituiva un’emergenza di sanità pubblica di livello internazionale.

Sintomi

Più della metà degli infettati non presenta all'inizio sintomi gravi, il che rende difficile l'individuazione del virus. Dopo 3-54 giorno dal contatto con l'insetto si può soffrire febbre alta, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza generale.

Cura

Non esiste al momento una cura contro il virus. Due laboratori brasiliani, l'Istituto Butanta di San Paolo e Fiocruz / Manguinhos di Rio De Janeiro stanno lavorando all'elaborazione di un vaccino per lo Zika, sulla base della piattaforma del Dengue.